A Licata un Comitato civico si muove per rompere l’immobilismo sulla democrazia partecipata

A Licata un Comitato civico si muove per rompere l’immobilismo sulla democrazia partecipata

Licata è un territorio “vergine” per la democrazia partecipata o quasi. La città non ha mai dato attuazione alla legge regionale 5/2014 che dota i Comuni di fondi per adottare progetti proposti e scelti dalla cittadinanza, se non con due lontanissime eccezioni: una nel 2016, quando dai dati ufficiali risulta una spesa di 30 mila euro (4 mila euro in più dei fondi assegnati al Comune) ma senza che i ricercatori di “Spendiamoli Insieme” siano riusciti a rintracciare documenti ufficiali o notizie dalla stampa su come e cosa sia stato realizzato; una nel 2017, anno in cui è stato adottato il Regolamento sulla partecipazione, è stato pubblicato per la prima e unica volta nella storia del Comune l’avviso pubblico per invitare i residenti a fare proposte ma poi il processo non si è concluso, tanto che i fondi sono stati restituiti al mittente. Da allora tutto tace.

Quest’anno qualcosa si sta muovendo e il merito è di una iniziativa dal basso. Ne abbiamo parlato con Marcella Peritore, che con il Comitato per il decoro delle zone extraurbane di Licata giovedì 25 luglio ha organizzato nella Sala Grande del Museo Archeologico della Badia l’incontro pubblico “Democrazia partecipata: interazione tra istituzioni e cittadini“.

«Nel dicembre 2023 è nato il Comitato che, come qualsiasi organismo collettivo di carattere civico – sottolinea Peritore – deve interloquire con le istituzioni per portare avanti le proprie proposte. Per questo è stato naturale per me, avvocato da 40 anni, partire da una disamina degli strumenti di partecipazione civica messi a disposizione dalla normativa. Così mi sono imbattuta nel Regolamento comunale che disciplina le forme di democrazia partecipata previste dall’Art. 6 della L.R. 5/2014. Il documento mi ha interessata immediatamente perché, al di là della somma materiale a disposizione, è fondamentale che venga stabilito per legge il principio della democrazia partecipata come strumento che consente al cittadino di interagire con l’amministrazione e svolgere un ruolo attivo di proposta e di scelta dei progetti da realizzare con una piccola parte del bilancio comunale».

Scovato il riferimento normativo che identifica lo strumento legale attraverso il quale i licatesi possono decidere come spendere almeno il 2% dei fondi trasferiti annualmente dalla Regione Sicilana, arrivano le amare sorprese.

Intanto il Regolamento sulla partecipazione di Licata, datato 2017, non consente ai cittadini di scegliere tra le proposte presentate ma affida la scelta a una commissione tecnica, in aperta violazione della norma regionale, che nel 2018 ha sancito, tra l’altro, l’obbligo per i Comuni di rispettare il diritto dei cittadini di presentare e votare i progetti proposti. Poi dal lontano 2017 appunto il Comune di Licata non ha mai attivato il processo di partecipazione, come si evince dalle schede presenti sul nostro sito (che in mancanza di una banca dati ufficiale sul tema resta l’unica fonte di informazioni e documenti sulla democrazia partecipata in Sicilia), continuando a restituire alla Regione somme piccole, certo, ma soprattutto violando il principio sacrosanto di ascolto e coinvolgimento della cittadinanza.

«Non è tanto per le somme che vengono restituite alla Regione o per i progetti che si potrebbero realizzare quanto per la difesa del principio di partecipazione civica che dobbiamo agire – continua l’avvocato Peritore – e l’adeguamento del Regolamento comunale alla normativa regionale, a fronte di discrasie evidenti, in particolare sulla fase di voto delle proposte da parte della cittadinanza, è il primo passo da intraprendere. Si tratta di un vulnus sul quale occorre intervenire con una modifica del documento, altrimenti qualunque azione intrapresa risulterà contraria allo spirito della norma».

La questione dei Regolamenti sulla partecipazione non aggiornati alle novità introdotte negli anni dalla legge regionale sulla democrazia partecipata non è nuova. Ignorati, spesso scritti con il copia-incolla, qualche volta introvabili, i Regolamenti sono il primo passo del percorso con cui i Comuni siciliani avviano il processo partecipativo. E spesso il “difetto” di partecipazione che si riscontra nell’applicazione della legge parte proprio da qui. Per questo “Spendiamoli Insieme”, con i rappresentanti del Patto per la Partecipazione Popolare Area Vasta e dell’associazione Acquanuvena di Avola ha realizzato un modello di Regolamento sulla democrazia partecipata a disposizione gratuitamente di Comuni, associazioni e cittadini.

«Ci auguriamo che l’incontro del 25 luglio serva intanto a informare e sensibilizzare la società civile sulle possibilità di partecipazione civica garantire dalla legge regionale – conclude Marcella Peritore del Comitato per il decoro delle zone extraurbane di Licata – ma anche a sollecitare la politica, l’amministrazione o il Consiglio comunale, a intervenire per avviare l’iter di aggiornamento del Regolamento sulla partecipazione e renderlo conforme alla legge. Se così non fosse, utilizzeremo lo strumento messo a disposizione dei cittadini dallo Statuto comunale, ovvero la petizione. Cominciamo da qui, con l’auspicio di coinvolgere soprattutto i giovani ad attivarsi per far sentire la propria voce con gli strumenti offerti dalla legge. Molto spesso le istanze che vengono dal basso non trovano riscontro effettivo da parte degli organi di governo, per questo bisogna porre la figura del cittadino al centro della vita della comunità».

 

Alessia Cotroneo

Nella foto Panorama di Licata dal Castello di Davide Mauro via Wikimedia Commons.